Informazioni su ù

Sono il problema, lo sbaglio, l'errore solitario di una lettera digitata accidentalmente mentre stai per premere invio e sei sovrappensiero. ù. Il disguido, il tacito errore che altro non è che opportunità.

Saturno e la centrale eclettica

Ho smesso di pormi le domande, ora sono le domande che si pongono me

Forse quel giorno ho preso la via per il ritorno più lunga invece di quella più breve.
Forse volevo semplicemente tornare a casa mia, e Google Maps mi si è aperto per sbaglio. Trovare le coordinate, chiamarti, cercare il tuo nome tra i tanti che ho in rubrica. Come guardare una sceneggiatura di un film che prende forma.
Sapere dove abiti senza effettivamente saperlo. Non saperlo pur sapendolo. Ed avanzare verso qualcosa per lo più ignoto, indomabile, influenzabile, imprevedibile, imprescindibile, di cui potrei sempre fare a meno. Verso te.

 
Lui mi dice di scacciare via i dubbi che ho. Lo ha detto chiaramente: Ora basta non pensare più a queste cose e manda via i dubbi. Avrei dovuto dirglielo che sono proprio i dubbi a tenermi lontana da lui? Avrei dovuto, immagino. Ma probabilmente avrebbe riformulato la frase per ricrearne ancora più invincibile e menefreghista della prima.
Non so se è lui a farlo bene o se è più la mia incapacità di non credergli, a far sembrare tutto quasi vero.
Perché non riesco a tenere il conto delle cose che sa e delle cose che fa finta di non sapere.
Vuole allontanarmi. Avvicinandosi. Allontanandosi ed avvicinandomi. Un infinito susseguirsi di intenzioni, tentazioni, silenzi.
Vuoti di scambio.
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A un certo punto di questo inaspettato incontro, mi sembra di aver detto tutto ciò che potessi dire. Ricordo vaghe frasi, messe una dietro l’altra in un insieme scoordinato che nella mia memoria continua a sommarsi, suddividersi e moltiplicarsi, ogni sillaba un delitto irrisolto, tutto troppo approssimativo, sai quando le cose sembrano andare un po’ a casaccio? Ecco, forse questo è anche il termine giusto a definire un po’ tutto l’incontro, una specie di riassunto del tutto: approssimazione.

Parlare quando vengono meno le parole, guardarlo mentre gioca con i miei capelli. Sorridergli con un po’ troppa convinzione, sorridergli come se ieri e domani fossero problemi che al momento non mi riguardano: ma il giorno prima non era accanto a me, e non ci sarà neanche il giorno dopo. A un qualche livello subconscio dovevo pur esserne al corrente, mentre gli sorridevo per la prima volta durante quella serata inconcepibile.

Quella sottile velatura di realtà nella quale io e lui siamo sulla stessa lunghezza d’onda, per appena qualche ora, nasconde uno scenario di inspiegabili silenzi lasciati a macerare nell’indifferenza più sorda.

 

 

Domani è una domanda che non ha risposta, e ieri è una risposta a cui non frega un cazzo della domanda.

 

Potremmo leggerci ancora 

ancora qui, se vorrai.

 

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